PERDERE IL LAVORO A CINQUANT'ANNI


La ricerca di un lavoro, ad una certa età, avendo sempre lavorato, l'ho sperimentata di persona, quindi ben comprendo quanto pubblicato, in prima pagina, nell'ultimo numero uscito nelle edicole di Voce della montagnadel Direttore Antonio Russo.
La lettera del signore, non menzionato, che ha denunciato la propria perdita del lavoro a cinquant'anni, con tutte le inevitabili conseguenze che ciò comporta, oltre che drammatica è emblematica.
Nel nostro Paese, ritrovarsi in mezzo ad una strada alla soglia del mezzo secolo - ma anche molto prima - equivale ad una condanna a morte sociale, quando non diventa a tutti gli effetti reale.
È vero che nessuno ti aiuta, a partire dai Centri per l'impiego, che riescono a trovare un'occupazione soltanto per coloro che in essi lavorano.  Oggi, in attesa della riforma dei Centri per l'impiego, con le agenzie interinali che da sempre non si capisce cosa esistano a fare, essendo in pieno conflitto d'interessi con l'organo ufficiale dello Stato, dobbiamo anche fare i conti con le nuove figure professionali governative denominate navigator, che per operare dovranno fare apposita domanda e, se fortunati, verranno stipendiati, con buona pace di chi uno stipendio l'ha perduto ed è praticamente con la corda al collo.
Il lavoro non è di destra, e nemmeno di sinistra, e c'entra ben poco con qualunque elezione partitica. Il lavoro è innanzitutto il rispetto delle regole, che devono essere chiare e non create apposta affinché la crisi occupazionale sia sempre colpa di un altro. 
Se la situazione odierna è quella che è, non possiamo limitare il nostro sguardo a quello che è accaduto qualche anno addietro, bensì dobbiamo fare un viaggio nel tempo di qualche decennio e analizzare le varie vasi della tragedia.
Quando i lavoratori avevano dei diritti e contratti seri, in grado di dare loro una visione futura della propria esistenza, consentendogli magari di accendere un mutuo per comprare la casa e agevolare la vita delle proprie famiglie, davano letteralmente fastidio; ed ecco tutta una serie di manovre partitiche - anche sindacali, magari ad insaputa degli stessi sindacalisti - per fare del mondo del lavoro uno spezzatino, favorendo a dismisura i datori di lavoro - soprattutto quelli disonesti per principio - e andando così a disgregare ogni certezza.
Nel frattempo la produzione italiana ha trovato altre strade, lasciando a casa gli italiani che tanto sembrano indispensabili al momento del voto ma poi puntualmente lasciati in disparte una volta che hanno riempito le urne elettorali, oltre a molti imprenditori onesti che non riuscendo a fare quadrare il bilancio, sono miseramente falliti nel vortice della tassazione e riscossione selvaggia.