SI SCIOPERA PER NON MORIRE


Per comprendere il mondo degli esseri umani bisognerebbe leggere, almeno una volta, "Viaggio al termine della notte", di Louis.Ferdinand Céline, così colmo di filosofia da rimanere, negli anni, un testo esemplare.
Le tribolazioni sociali di molti individui dipendono da cause che, seppure note, rimangono insolute.
Non c'è Governo che riesca a sbrogliare la l'intricata matassa, e tanto meno possono fare le organizzazioni sindacali più in vista, soprattutto se non si liberano di certe ideologie, purtroppo sconfitte da un'evoluzione umana in costante balìa di coloro che detengono il potere e di certo non sono dei benefattori, almeno su larga scala.
La Festa del lavoro, il primo maggio di ogni anno, rappresenta una motivazione in più per soffermarsi sulle problematiche che coinvolgono i cittadini quando il benessere non è quella delle favole tanto care ad una certa metodica mediatica indubbiamente incline al profitto a senso unico, come è paradossalmente corretto nel mercato globale privo d'umanità.
Il 14 giugno scorso le organizzazioni sindacali di maggior rilievo hanno decretato uno sciopero generale dei metalmeccanici di otto ore.
Come sempre accade gli scioperi creano le conseguenti polemiche.
Nel caso in questione la fermata dal lavoro assomiglia ad altre occasioni perdute, ovvero la corretta trattativa tra le parti sociali e il Governo, che difficilmente troverà uno sbocco felice, poiché gli attori devono mantenere delle posizioni che, a volte, di logico hanno soltanto una ferrea e storica ambiguità.
Perché aderire, oggi, ad uno sciopero? Perché il mondo del lavoro, in pochissimo tempo, è repentinamente mutato, creando situazioni di emergenza estreme, criticamente a due passi dal punto di non ritorno. 
Chi lavora non sa per quanto lavorerà ancora, e chi non lavora si trova quotidianamente costretto a sbattere la testa contro il muro dell'insicurezza.
Si sciopera per manifestare il proprio contributo al cambiamento, con la speranza che il lavoro divenga l'opportunità per vivere dignitosamente nel proprio Paese. Si sciopera per non morire.